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ANGELICA: il racconto del mio secondo parto

Non è detto che perchè hai già vissuto una situazione, la volta successiva sia tutto più semplice. Per me con il parto non è stato cosi. Se mentre per Auri avevo solo l’ignoto davanti e quindi mi concentravo sul dopo, questa volta il parto è stato un mio grande punto di preoccupazione. Vi chiederete, perchè?

La gravidanza di Aurora Maria è stata una meraviglia e il parto ancor di più, ero concentrata su me stessa, su quello che stavo vivendo e su tutto ciò che quel momento mi avrebbe donato: mia figlia! Non ho sofferto di ansia, il dolore era sopportabile e il travaglio attivo è durato due ore, periodo in cui mi sentivo forte e capace della qualsiasi cosa, se non fosse che ad ogni contrazione imprecavo dal mal di schiena, ma tutto sommato non è stato nulla di così drammatico. Non ricordo dolore in quel parto, nè fisico tantomeno emotivo! Usciti dalla sala parto, nonostante i numerosi punti (non è che fossero così tanti forse) sono tornata in camera con le mie gambe e con la mia bambina in braccio. Mi sentivo in paradiso e sicuramente lo ero!

Questa volta non è stato così! Il mal di schiena è stato sopportabile e di punti me ne hanno dati solo due (Angelica è nata a mo’ di supereroe con il braccino in su), ma l’emotività mi ha giocato davvero un brutto scherzo, scherzo che nei mesi passati non avevo neanche valutato. Le preoccupazioni erano tante si… ma tutte relative all’organizzazione (si sa che quando si hanno dei figli in casa bisogna trovare dove collocarli), al se sarei stata di nuovo brava come la prima volta e se avrei rivissuto tutte quelle meravigliose emozioni che mi portavo dentro dalla prima esperienza.

Ho iniziato a sentire il cambiamento in me venerdì pomeriggio: voglia di riposarmi, di avere silenzio intorno e qualche leggero dolorino al basso ventre. Con Aurora Maria tutto era iniziato così e quindi mi sono convinta che stava nuovamente accadendo la stessa cosa e tutto sommato fino ad un certo punto il racconto combacia! Chiedo a mio marito di portare Auri con lui per delle commissioni e mi trovo in casa, sola sul divano a guardare una serie tv. Ma la pace dura poco: in arrivo marito, figlia e i miei genitori che passavano per un saluto (anche per Auri erano passati nel pomeriggio). Dopo cena quei dolorini del pomeriggio iniziano a farsi più insistenti: contrazioni regolari ogni dieci minuti, alternate tra doglie percepite sulla pancia alta e altre sentite nel basso ventre (quelle classiche del travaglio attivo che ogni volta ti distruggono la schiena!!); ma la voglia di veder finire un programma in tv mi porta ad andare a letto, forse, un po’ tardi per mettere in riserva un po’ di ore di sonno. Primo pessimo errore. Andiamo a letto a mezzanotte: non riesco a stare coricata quindi dormo le due ore successive da seduta. E’ Aurora a svegliarmi: voleva fare pipì, ed è così che mi trovo di nuovo a sentire in modo insistente quelle contrazioni che per due ore non avevo minimamente considerato. Mi alzo e mi rinchiudo in bagno nella speranza di un segno evidente come era accaduto la volta precedente, ma niente perdita di tappo o di liquido amniotico, solo contrazioni sempre più frequenti e lunghe. Sopporto tutto facilmente e decido di fare una bella doccia calda che ha inizio alle 2.30 e finisce alle 3.15 con annesso shampoo, perchè se devo andare in ospedale voglio essere a posto al 100%. Phone, piastra e make up… devo andare a conoscere mia figlia e voglio essere bella per lei (come se gliene importasse qualcosa, ma importa a me!) Ultime cose buttate in borsa e sollecitata da mio marito, che notava che ormai le contrazioni di un minuto arrivavano ogni cinque minuti, capisco che è ora di andare in ospedale. Chiamiamo mia suocera che alla velocità della luce si precipita da noi: starà lei con Auri.

Auri! Non potevo non salutarla, non potevo non godermi quegli ultimi istanti a casa da sola con lei, NON POTEVO! Secondo pessimo errore! Nel baciarla la sveglio e lei mi chiede dove sto andando: inizia a piangere che vuole venire con me! Devo essere forte, darle l’ultimo bacio e andare.. non volevo partorire per caso in casa???? Ma il mio cuore piange con lei…

Sono le 4.50 e partiamo, quindici minuti di viaggio (osservo maniacalmente l’orologio sul display del cruscotto!), parcheggiamo e abbracciati mio marito ed io ci avviamo ad entrare in ospedale. Ricordo perfettamente quel momento: lui, io, le prime luci del mattino e il silenzio della città che ancora dorme. Gli dico << sei pronto amore?>> e lui sorridente mi dice << si!…. ti amo>> . Anche questa volta avevo la forte convinzione che mio marito sarebbe stato fondamentale durante il parto. Povera illusa, non sapevo che non ne avrebbe avuto il tempo! Entriamo in reparto e troviamo un ostetrico: Antonio. Mi fanno il tracciato, poi la visita con la ginecologa, e leggo dalle sue labbra che sono dilatata di 3-4cm, ma nonostante tutto non vengo portata in sala parto. Non mostro evidenti segni di parto imminente… questa volta, però, i poveri illusi sono loro.

IMG-20190109-WA0009Antonio gentilmente mi parla cercando di capire ad ogni contrazione quali fossero le mie sensazioni… niente da fare io devo assolutamente spingere! Ed è così che non ho neanche il tempo di farmi portare la camomilla dalle ostetriche che mi trovo su una sedia a rotelle pronta verso la sala parto. La prima volta ero andata a piedi, carica di forze… questa volta forze non ne avevo ed è qua che mi chiedo perchè non fossi andata a letto ad un’ora decente! Usciti da ostetricia vedo la scritta “Sale parto” sulla porta alla mia sinistra… non so cosa succede, ma ecco che la mia emotività gioca il suo brutto scherzo… non voglio entrare! Ma non riesco a parlare…. inizio a piangere: piango, piango tanto e a lungo… perchè? Nella mia testa non passava nulla: non so se vi è mai capitato di pensare a nulla, di sentirvi come in una gabbia rinchiusi, senza aver la forza di agire. Beh, io mi sentivo così! Non so cosa mi stava capitando, eppure la voglia di stringere tra le braccia mia figlia non mi dava quella spinta per reagire a tutto! Rimango sola con mio marito, in quella saletta che di accogliente aveva poco (visto che sono betatalassemica, l’ostetrico ha deciso con molto scrupolo di farmi partorire nella sala parto che io definisco medica, per intenderci quella attrezzata di lettino ginecologico e tutto il necessario nel caso in cui ci fosse la necessità di una trasfusione! mentre la prima volta avevo partorito nella saletta parto con vasca, molto più calda e accogliente) ed è li che capisco cosa un pochetto stava accadendo in me! Mi manca Auri! E’ un’assenza disperata di lei, come a mancarmi l’aria per respirare e mi maledico in continuazione per averla svegliata, forse non avessi sentito il suo pianto prima di andare via di casa tutto sarebbe stato più semplice. Non reagisco! Ad ogni contrazione non spingo, non ho le forze! Antonio mi rassicura, mi massaggia, mi parla; mio marito è li vicino a me a tenermi la mano ma non può fare molto questa volta se non incitarmi a collaborare! Vorrei chiedere il cesareo, non per il dolore, ma solo perchè partorire non è nei miei piani in quel preciso momento! Povera illusa di nuovo io… entriamo in sala parto alle 6.12, l’orologio digitale è ben visibile ai miei occhi: prima spinta, sono sul lettino e credo che proprio in quell’occasione l’ostetrico abbia rotto il sacco amniotico che ancora non avevo rotto; seconda spinta, cerco di trovare l’energia giusta per far concludere il prima possibile il tutto; terza spinta, ecco sento la testolina ben incanalata… ci siamo! quarta spinta, vedo l’ostetrico preparare il kit d’accoglienza e capisco che da li a poco tutto sarebbe terminato, dai Cinzia ce la puoi fare adesso! quinta spinta…………

Eccola, in tutto il suo splendore la mia, anzi la nostra Angelica! Bella, rosea e profumata (non so come sia possibile che i bimbi profumino subito!) e ancora una volta penso che non dimenticherò mai quel singolo secondo dove i miei occhi hanno incrociato lo sguardo di quella meraviglia! Come ho fatto a cedere? come ho potuto pensare di non farcela, di gettare la spugna e non metterti al mondo con le mie sole forze? Non so se me lo perdonerò mai! Cosa so di certo è che dal preciso istante in cui ti ho vista il mio cuore è esploso e l’amore che provo per te è inesauribile!

Sono le 7.02 del 29 dicembre 2018: sono di nuovo mamma e sono doppiamente felice ed innamorata!